Qualche settimana fa ho incontrato Stefano Secco, istruttore di Snowboard, che
lo scorso aprile è stato disponibile a fare un test di conduzione dell’akja in occasione di un incontro FISPS a Sella Nevea.

La risposta a caldo era stata molto stringente ed aveva indicato le capacità
tecniche possedute da un maestro di snowboard quale livello necessario.

A bocce ferme, seduti ad un tavolo, con più tempo per un confronto la
valutazione è stata più morbida.

Una constatazione fatta da Stefano è che molti degli snowboarder che
frequentano le stazioni sciistiche sono abituati a girare nei park e non
sulle piste. Questo non dà loro la capacità di raggiungere velocemente la
zona di intervento. Gli snowboarders “free-rider” potrebbero essere
avvantaggiati in questo aspetto.

Altro punto importante secondo Stefano è che i soccorritori snowboarder
debbano essere in grado di condurre sia in posizione “forward” che “fakie”:
devono essere in grado di controllare lo derapata sia in una direzione che
nell’altra.
Da questo ne deriva anche che attacchi e scarponi “hard” non sono adatti per
il soccorso perché il loro posizionamento sulla tavola vincola lo
slittamento in una sola direzione.

Quindi solo attacchi “soft” accompagnati dalla capacità di gestire la presa
di spigolo; tenere la tavola piatta sui piani è un punto che richiede una
certa esperienza e che, nel caso di conduzione mista dell’akja -sciatore più
snowboarder- richiede una maggiore attenzione da parte dello sciatore.

Stefano simula la postura sullo snowboard

La postura tipica dello snowbaord si riflette sulla tecnica di conduzione dell'akja.

Nel caso inverso, snowboarder frenatore, potrebbe essere più facile se
l’atto frenante fosse attuato tramite l’utilizzo di una corda di ritenuta.

Sono stati toccati anche alcuni aspetti pratici dell’intervento di soccorso,
come la gestione degli sci e delle tavole. Le tavole possono essere messe
sul piano con la soletta a monte poggiando sulla parte posteriore
dell’attacco.
Sulla soletta potrebbe essere serigrafato “Accident” o “Rallentare” o…
anche la tavola dovrebbe avere alcune caratteristiche indicative per essere
più performante ai fini del soccorso.
Stefano ritiene che alcuni produttori potrebbero essere interessati/disposti
alla cosa nell’eventualità che il progetto si verificasse.

Due parole anche sui test di verifica delle capacità per l’accesso ai corsi:

  1. prova “situazionale” con le due andature, forward a fakie;
  2. curve obbligate con paletti (simile ai discesisti);
  3. prova con carico.

La 3^ prova impegnerebbe i candidati in una discesa su terreno libero
sorreggendo un peso di 15 o 20 chili. Questo consentirebbe di valutare la
capacita di gestione dello spigolo con la parte superiore del corpo
impegnata.

Un ragionamento anche sulla posizione delle braccia nella conduzione
dell’akja: la Scuola FISPS da indicazione di condurre l’akja a braccia
estese in modo da scaricare il peso sulla struttura ossea senza affaticare
-se non richiesto dalle condizioni contingenti- la muscolatura. Lo
snowboarder dovrà condurre l’akja con le braccia flesse in modo da poter
rispondere ai cambiamenti della posizione delle aste senza pregiudicare la
presa di spigolo della tavola.

In chiusura è stato sottolineato che tutto è al momento un’idea ed ancora di
là da venire; il progetto potrebbe incontrare sia obiezioni oggettive sia
resistenze che nascono da preconcetti.
Stefano ha risposto che per i tempi non ci sono difficoltà e che non lo
sorprendono le possibili accoglienze che potranno essere riservata da parte
dei Pattugliatori.
Trova positivo l’approccio e condivide l’apertura a riflettere insieme.
Poi, se ci sarà la fattività tecnica, ne sarà contento perché ci sarà ancora
un po’ di spazio in più per gli snowboarder.